Le calvizie e perdita di capelli rappresentano una delle problematiche estetiche e psicologiche più comuni nella popolazione adulta, sia maschile che femminile. Presso Massimo Luni Medicina Estetica a Torino, valutiamo ogni caso con rigore clinico per distinguere tra una caduta fisiologica e un’alopecia insidiosa, identificando le cause scatenanti e proponendo protocolli personalizzati. In questo articolo esploreremo in dettaglio che cosa comporta il fenomeno della calvizie, come riconoscerla, cosa aspettarsi, e quali strategie adottare per contrastarla efficacemente.
Il capello attraversa cicli di crescita fase anagen (crescita), fase catagen (transizione) e fase telogen (rilascio) e ogni giorno cadono fisiologicamente tra 80 e 150 capelli. Tuttavia, quando la perdita supera questa soglia in modo persistente, o si assiste a un diradamento progressivo, entriamo nel campo della alopecia patologica. È fondamentale, quindi, comprendere se e come intervenire per limitare il problema e stimolare la ricrescita.

Cosa significa “calvizie e perdita di capelli”
Il termine “calvizie” viene comunemente usato per indicare un diradamento marcato o la perdita quasi totale dei capelli in specifiche aree del cuoio capelluto, spesso di natura progressiva e permanente. La “perdita di capelli”, più genericamente, può includere fenomeni temporanei, stagionali o reattivi.
In campo clinico, parliamo di alopecia quando la perdita diventa eccessiva rispetto al normale ricambio, o quando i follicoli piliferi subiscono modifiche strutturali, come la miniaturizzazione. Le forme più diffuse sono:
- Alopecia androgenetica: la forma più comune di calvizie, legata a predisposizione genetica e a sensibilità dei follicoli agli androgeni, in particolare al diidrotestosterone (DHT).
- Effluvium telogen: evento acuto in cui molti follicoli passano prematuramente nella fase telogen, provocando una caduta diffusa temporanea (può seguire stress, interventi, dieta drastica).
- Alopecia areata: forma autoimmune che provoca chiazze di calvizie ben definite, talvolta con ricrescita spontanea.
- Alopecie cicatriziali: danno irreversibile ai follicoli causato da processi infiammatori o cicatriziali, con perdita permanente di capillari attivi.
La differenza pratica tra perdita e calvizie sta nella capacità di recupero: nella calvizie severa, molti follicoli sono compromessi nel tempo e non rispondono più ai trattamenti conservativi.
Perché si sviluppano calvizie e perdita di capelli
Capire le cause è essenziale per definire una strategia efficace. Ecco i fattori più comuni:
Fattori genetici e androgeni
La sensibilità follicolare al DHT — un metabolita del testosterone — causa progressiva miniaturizzazione del follicolo, rendendolo incapace di produrre capelli robusti. Progressivamente, il follicolo può collassare.
I casi familiari sono frequenti: se uno o entrambi i genitori presentano calvizie, il rischio per i figli è maggiore.
Squilibri ormonali
Alterazioni tiroidee, iperandrogenismi (nelle donne), cambiamenti ormonali dopo gravidanza o menopausa possono influire negativamente sul ciclo del capello.
Carenze nutrizionali e metaboliche
Deficit di ferro, zinco, biotina, vitamina D o proteine possono indebolire il capello e far precipitare i follicoli in fase di caduta.
Stress, traumi e fattori ambientali
Un evento traumatico, un intervento chirurgico, una malattia grave o stress intenso possono scatenare un effluvium telogen.
Anche fumo, inquinamento, calore diretto e trattamenti aggressivi (colorazioni continue, piastre) contribuiscono all’indebolimento dei capelli.
Infiammazione del cuoio capelluto
Microinfiammazioni croniche possono ostacolare l’attività follicolare e accelerare la caduta.
Effetti iatrogeni
Alcuni farmaci (terapie oncologiche, antimicrobici, anticoagulanti) possono provocare perdita diffusa di capelli.
Come riconoscere se la perdita è normale o patologica
Qualche indice può aiutarti a capire se è il momento di consultare uno specialista:
- caduta persistente che supera i 150 capelli al giorno per molte settimane;
- diradamento evidente in zone specifiche (sommità, tempie, area centrale nelle donne);
- comparsa di chiazze glabre o aree ben delimitate;
- capello molto sottile e debole, con mancanza di spessore;
- prurito, bruciore o microdesquamazione persistente del cuoio capelluto.
Un esame tricologico (esame al microscopio del cuoio capelluto, pull-test, fototricograma) permette di valutare lo stato follicolare, la fase del ciclo e la densità attiva.
Cosa si può fare: prevenzione e strategie conservative
Pur non esistendo una “cura miracolosa” per ogni tipo di calvizie, è possibile rallentare il processo e stimolare i follicoli residui. Ecco le migliori strategie:
- Valutazione professionale e diagnosi precoce: intervenire prima che molti follicoli siano compromessi è fondamentale.
- Trattamenti topici e sistemici validati: il minoxidil (in soluzione) è standard nei protocolli sia per uomini che donne.
- Terapie rigenerative: PRP (plasma ricco di piastrine), iniezioni con fattori di crescita, tecnologie laser o luce a basso livello possono stimolare i follicoli residui.
- Adottare uno stile di vita favorevole: dieta equilibrata (proteine, ferro, vitamine), idratazione, riduzione dello stress, evitare fumo e trattamenti aggressivi.
- Controllo degli ormoni: in presenza di squilibri endocrini, agire tramite il medico di riferimento per normalizzare i valori.
- Richiami regolari e monitoraggio: stabilire cicli di trattamento e rivalutazioni periodiche.
Spesso si integrano tra loro protocolli per ottenere un effetto sinergico e personalizzato.
Quando è indicato il trapianto o le soluzioni chirurgiche
Se la calvizie è avanzata e molti follicoli sono andati perduti in modo irreversibile, le opzioni chirurgiche diventano un’alternativa concreta:
- Autotrapianto di capelli (tecnica FUE, FUT, DHI): prelievo di unità follicolari dalla zona donatrice (nuca) per reimpiantarle nelle aree calve. È una soluzione consolidata quando la densità residua è sufficiente.
- Soluzioni estetiche complementari: tricopigmentazione (pigmentazione cosmetica del cuoio capelluto) può mascherare l’effetto diradato.
- Nuove frontiere sperimentali: tecniche di clonazione follicolare sono oggi in fase di ricerca avanzata, ma non sono ancora disponibili come opzione clinica consolidata.
È fondamentale che ogni decisione chirurgica sia accompagnata da una valutazione clinica dettagliata sulla stabilità della caduta e la quantità di graft disponibili.
Quanto tempo ci vuole per vedere miglioramenti
La risposta ai trattamenti non è immediata: i follicoli hanno cicli lenti e richiedono tempo. In genere:
- alcuni soggetti percepiscono un rallentamento della caduta già dopo 2-3 mesi di trattamento costante.
- per osservare densità visibili o riempimento, spesso servono 6-12 mesi di terapia continua.
- i protocolli rigenerativi vanno valutati e adattati nel tempo, in base alle risposte personali.
Per questo motivo, l’approccio deve essere paziente-centrico e programmato su lungo periodo.
Miti e falsi rimedi da evitare
In ambito della calvizie e perdita di capelli circolano molti consigli non supportati da evidenze cliniche. Attenersi ai protocolli medici è indispensabile:
- evitare rimedi fai da te o “tonici miracolosi” senza controllo medico — possono irritare il cuoio capelluto o interferire con il trattamento.
- diffidare di integratori generici senza valutazione emato-clinica: un apporto non mirato può essere inefficace o dannoso.
- non aspettarsi risultati rapidi in poche settimane: la biologia follicolare non segue ritmi accelerati.
- non interrompere bruscamente terapie prescritte se non sotto guida medica, perché i capelli torneranno a cadere.
Il percorso più sicuro è sempre quello medico-tricologico, con follow-up e aggiustamenti continui.
Il percorso proposto a Massimo Luni Medicina Estetica
Nello studio di Massimo Luni Medicina Estetica a Torino, ogni piano per calvizie e perdita di capelli inizia con:
- Visita e valutazione tricologica: esame del cuoio capelluto, analisi quantitativa dei capelli, history medica.
- Diagnosi personalizzata: identificazione del tipo di caduta e dei fattori favorenti (ormonali, metabolici, genetici).
- Piano terapeutico integrato: combinazione di terapie rigenerative, medicinali topici, eventuali trattamenti medici o chirurgici, con protocolli su misura.
- Monitoraggi periodici: tracciamento dell’evoluzione e adattamento della terapia.
- Supporto continuo: consulenza nutrizionale, gestione dello stile di vita e prevenzione di fattori aggravanti.
Grazie a questo approccio multidisciplinare, l’obiettivo è restituire fiducia, densità visibile e rallentare progressivamente la perdita rispetto al decorso naturale della malattia.
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